MUSICA

L’imperatore del rock

“Ciao a tutti!”. Inizia così il concerto di Vasco Rossi al Circo Massimo. Il rocker di Zocca torna a cantare a Roma, riempiendo per la prima volta un’arena in particolare. Le  due date nella capitale sono un record. Nessuno prima di lui. Circa centoquarantamila spettatori per una musica che torna a vivere. 

Un palco mozzafiato che racchiude nei suoi ventotto metri di altezza e circa cento di larghezza tutta la storia del Blasco e del suo pubblico. 

“XI comandamento”, “L’uomo più semplice” e “Ti prendo e ti porto via” aprono il live. La parola chiave che fa da cornice a tutto il tour è Finalmente. Vasco ripeterà per ben tre volte questo termine, prima di salutare la città che lo ospita. 

Le emozioni iniziano subito a pulsare nel cuore del pubblico. Dai bambini agli adolescenti, passando per adulti e anziani. Le canzoni di Vasco toccano tutti e lasciano nella mente i ricordi e la nostalgia degli eventi passati. 

Tra i grandi successi spiccano le nuove canzoni, quelle scritte prima o durante la pandemia e mai eseguite dal vivo a causa dello stop dovuto al covid. Una musica che riparte. Gli assoli provenienti dalle corde di Stef Burns e Vince Pastano illuminano la notte romana. 

“Se ti potessi dire”, “Siamo qui”, “La pioggia alla domenica” e “Senza parole”, canzone amata dal pubblico, racchiudono l’atmosfera formando una scenografia di torce, luci e emozione, prima di arrivare al rock (quasi) and roll con “L’amore l’amore”. Un Blasco che si evolve e scopre con curiosità i nuovi generi di musica. 

La seconda parte del concerto presenta brani iconici del “Komandante”. Da “Stupendo” a “Un senso”, passando per “Ti taglio la gola”, brano che anticipa uno dei momenti che i fan aspettano con ansia quasi ogni anno, perché in un concerto di Vasco non può mancare “Rewind”, con il rituale lancio dei reggiseni verso il palco. “C’è chi dice no” e “Gli spari sopra”, con il suono forte e martellante delle chitarre e del basso, portano la mente al periodo attuale della guerra, quella in Europa, che lo stesso Vasco denuncerà con rabbia.  

“Noi siamo ancora qua”, ripete il Blasco sulle note di “Eh già”. “Ormai io sono vaccinato, sai… con tre dosi”, continua divertito, accennando un piccolo sorriso sul volto del pubblico presente. 

Le emozioni non finiscono. Sul palco arriva Claudio “Gallo” Gollinelli, storico bassista.

A partire da questo momento, l’arena romana si trasforma in un maestoso teatro, accompagnato da circa settantamila voci che fanno da eco alla voce dell’imperatore. 

Sono Sally e Toffee a dare il via, con Siamo solo noi che anticipa la grande chiusura. 

“Vita spericolata”, “Canzone” e “Albchiara”. Il popolo del Blasco capisce di essere arrivati al momento dei saluti e della chiusura di un live che ricorderanno per tutta la vita. Le note del piano introducono Albachiara. Il finale è un gioco di luci, fumo e fuochi d’artificio. 

“Tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori”, l’ultima strofa della canzone accompagna Vasco verso l’abbraccio del suo pubblico. È tornata la musica, quella vera. I concerti ci sono mancati ma soprattutto dopo tre anni, Vasco Rossi, a 70 anni, è tornato da vera rockstar a riempire il cuore degli italiani. 

Grazie Vasco. Alla prossima!

Studente di giornalismo, relazioni pubbliche e digital media presso l'Università LUMSA di Roma. Cresciuto a latte, biscotti e gol e appassionato di scrittura e musica. A 16 anni ho iniziato a scrivere per il quotidiano online Solofoggia e mi sono occupato delle notizie riguardanti il Foggia Calcio e le squadre locali. Ho collaborato con MondoPrimavera, testata giornalistica sul calcio giovanile e con il portale SanGiovanniRotondoFree, dove ho avuto il piacere di poter intervistare diversi personaggi del mondo dello spettacolo. Ho realizzato diversi approfondimenti per JuPassion, community social dedicata alla Juventus. Il 22 dicembre 2021 ho fondato il blog "La Rivista Solidale". Da settembre di quest'anno sono tornato nella redazione di Solofoggia. Da circa un anno sono responsabile dell'ufficio stampa della comunità Laudato Sì di San Giovanni Rotondo.

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