IL PROF RACCONTA

La storia del “nostro azzurro”

Gli appassionati del pallone di tutta Italia e non solo amano chiamare i calciatori della Nazionale “azzurri” in riferimento al colore che ha caratterizzato per oltre un secolo di storia la maglia della selezione. A chi dobbiamo l’adozione di questa colorazione? Per rispondere a tale domanda bisogna andare indietro nel tempo, addirittura di secoli, e arrivare  ad Amedeo VI di Savoia soprannominato per la tinta dei suoi abiti il Conte Verde. Il 20 giugno del 1366 il conte sabaudo era al comando di una flotta di crociati e volle issare, al di sopra dello stemma sabaudo, sull’albero maestro della nave ammiraglia un drappo che, riportano le fonti, era di colore azzurro con stelle dorate e che recava l’immagine della Vergine Maria. Da quel giorno la colorazione di quella stoffa, oggi nota come “Blu Savoia”, si accostò ai simboli della Dinastia Sabauda e poi a quelli del Regno d’Italia e successivamente della Repubblica. E’ proprio in onore della Casa reale che il bianco adottato nelle prime due partite della nazionale di calcio fu sostituito con l’azzurro. Pian piano che passarono gli anni anche nelle discipline sportive si adottarono divise con la stessa colorazione che è sopravvissuta fino ad oggi e che è ormai nel DNA degli italiani. Il blu Savoia si è affermato anche in ambito militare tanto che gli ufficiali portano una fascia di quel colore ed anche l’odierno stendardo del Presidente della Repubblica è così bordato. Il “Blu Savoia” è stato da sempre impiegato per i nastrini delle ricompense al valore militare, così che  l’Istituto che raccoglie i Combattenti decorati è denominato “Istituto del Nastro Azzurro”. Anche i manti ed i labari delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon sono realizzati in blu in onore di Casa Savoia e di quel drappo stellato che sventolava nei mari secoli fa e che ora abbraccia l’Italia intera. La storia del “nostro azzurro” ci porti quindi a comprendere che quel colore non è solo calcio e sport ma è anche espressione di fede, idee e sacrifici di chi ci ha preceduto.                                   

Vincenzo Di Noia: docente e membro INGORTP