RELIGIONE

Il lembo del mantello

Appena Gesù si avvicinava alle folle, tutti volevano toccarlo. Tanti ammalati venivano portati da Lui affinché potessero toccare solo per un istante il suo mantello per essere guariti. Lo stesso Tommaso non avendo visto Gesù risorto di persona, volle mettere le proprie mani nelle piaghe della passione. In queste ore si fa un gran parlare dell’intervista di Papa Francesco da Fabio Fazio. Non sappiamo gli effetti sul grande pubblico, sicuramente una buona opportunità per parlare a cuore aperto di ciò che pensa il pontefice in questo tempo. Ha parlato di pace, di migranti, della pandemia, della crisi sociale, ha parlato della gente, poco della Chiesa. Ma ha parlato da uomo di Chiesa, chiamato da guida in questo periodo storico. Vuole una Chiesa in pellegrinaggio, non statica, che puzza di immobilismo come spesso ci ha ricordato. Vuole una Chiesa che viva la fede non sui riti, ma camminando insieme con l’uomo di oggi. Una Chiesa capace di toccare le sofferenze del mondo: “Di fronte alle sofferenze noi spesso vediamo e passiamo oltre, dimentichiamo. Non basta vedere, è necessario sentire, è necessario toccare”. Avere fede è la capacità di toccare il mantello del Maestro perché siamo certi di toccare anche il suo cuore. “Il tatto è il senso più completo, che ci mette la realtà nel cuore: toccare, farsi carico dell’altro. Se guardiamo senza toccare qual è il dolore della gente, mai potremo trovare un’altra via: è la cultura dell’indifferenza”. Il Papa ci mette in guardia dalla facile teoria, per essere persone capaci di toccare il mantello del Maestro, ma nello stesso tempo di toccare le piaghe di una umanità ferita che non cerca parole, ma gesti. In questo tempo in cui come Chiesa siamo stati impegnati nelle assemblee sinodali, bisogna ricordarsi di questo gesto semplice che tocca il cuore. Non costa nulla. Non servono programmi o strategie pastorali, serve solo guardare e farsi prossimo a chi ci sta vicino, forti nella fede, come faceva Gesù, che si lasciava toccare, ma nello stesso tempo apriva il cuore alla misericordia, senza chiedere nulla, il perché.

                                                                                                       

Sono nato A S. Marco in Lamis e qui si vivo con passione e amore per la mia città. Ho una famiglia formata da mia moglie Michela e i miei due figli Michele Pio e Piergiorgio. Sono un educatore dei giovanissimi di Azione Cattolica e dal 2011 sono giornalista pubblicista. Sono animatore della cultura e della comunicazione promossa dalla Pontificia Università Lateranense e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Sono stato collaboratore del giornale diocesano di Foggia- Bovino, Voce di Popolo e addetto stampa diocesano per l'Azione Cattolica. Attualmente curo la pagina facebook della Comunità Pastorale SS. Annunziata- S. Antonio Abate- S. Maria delle Grazie in S. Marco in Lamis. Collaboro con i siti cittadini e provinciali. Negli anni passati sono stato responsabile del Gruppo di Laboratorio di Formazione Sociale, promuovendo diversi incontri sulla dottrina sociale della Chiesa. Sono anche Presidente del Comitato Festa patronale S. Marco evangelista e in questa veste, con tutto il comitato, abbiamo promosso il restauro dell'effige del Santo e l'istituzione del Premio "Segno di Speranza".

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