IL PROF RACCONTA

Le Forze Armate: la storia, i motti, gli stemmi…un invito ad approfondire   

Qualche giorno fa abbiamo seguito le fasi dell’elezione del Presidente della Repubblica che, come è indicato nella Costituzione, “ha il comando delle Forze Armate”: insieme costituito da Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri. La storia delle Forze Armate inizia nel 1861 assieme a quella del Regno d’Italia di cui ha condiviso tutti i momenti più importanti e drammatici, dalla repressione del Brigantaggio alla Seconda Guerra Mondiale. Il Regio Esercito Italiano vide la luce il 4 maggio del 1861 con un decreto a firma di Manfredo Fanti, Ministro della Guerra, con cui si riunivano le truppe degli Stati Preunitari. Il grido di battaglia del Regio esercito era “Savoia!” coniato nel XIV secolo ma  inserito ufficialmente nei regolamenti dal Generale Lamarmora che così scriveva: “Il tamburino batte il passo di carica accelerato, i soldati gridano con forza – Savoia! – e si slanciano alla corsa sul nemico”. Il motto venne modificato dalla Regina Margherita in “Sempre Avanti Savoia!”, successivamente perfezionato in “Avanti Savoia!”. Il grido, nelle varie forme, risuonò negli attacchi italiani delle guerre coloniali e mondiali fino al 1946, anno in cui il Regio Esercito cambiò denominazione e divenne Esercito Italiano assumendo per motto “Salus rei publicae suprema lex esto” (“la sicurezza dello stato sia la legge suprema”), una frase di Cicerone. A seguito dell’Unità d’Italia la fusione della Marina Sarda e della Marina Borbonica portarono alla Regia Marina, oggi Marina Militare, di cui non si può non ricordare il bellissimo stemma con gli scudi delle quattro Repubbliche Marinare (Venezia, Genova, Amalfi e Pisa) con il Leone di San Marco rappresentato con il libro del Vangelo chiuso, tipica rappresentazione impiegata in guerra ai tempi della Serenissima. L’emblema è sormontato da un corona turrita e rostrata che riproduce quella che nell’antica Roma veniva posta sul capo dei vincitori delle battaglie navali durante le quali si impiegava il rostro che, montato a prua, consentiva di speronare le navi nemiche. Nel 1923 all’Esercito ed alla Marina si affiancò la Regia Aeronautica, oggi Aeronautica Militare, che ha per motto “Virtute Siderum Tenus” (“con valore verso le stelle”). Il patrono dell’Aeronautica Militare è la Madonna di Loreto perché la leggenda vuole che la Santa Casa fu portata in Italia in volo dagli Angeli. Furono gli aviatori della Grande Guerra che chiesero al papa Benedetto XV di nominare loro protettrice la Vergine Lauretana e il pontefice accolse la loro richiesta definendo la Madonna “Patrona degli aeronauti”. Nel 2000 i Carabinieri, dapprima nell’Esercito, hanno assunto il rango di Forza Armata andando a determinare il numero attuale di quattro; nacquero il 13 luglio del 1814 con la denominazione di Carabinieri Reali e furono fin dal primo momento considerati un corpo d’élite, costituto dai migliori soldati di fanteria e cavalleria. Oggi siamo abituati a vederli impegnati ogni giorno nelle grandi città e nei piccoli centri ma, nel passato, furono coinvolti anche nelle guerre: combatterono a Pastrengo, parteciparono con i Bersaglieri alla presa di Roma nel 1870, ebbero la prima medaglia d’oro sul Podgora nella Grande Guerra e la seconda nel 1941 a Culqualber, in Etiopia, ricevendo l’onore delle armi dal nemico. Il famoso motto “Nei secoli fedele” fu coniato nel 1914 dal capitano Cenisio Fusi che lo utilizzò per la medaglia commemorativa dell’evento. Accanto a questo motto ve ne è un altro che sintetizza le virtù del carabiniere, ma volendo anche di tutti gli appartenenti alle altre Forze Armate, e con cui sembra adeguato concludere questa breve rassegna che vuole essere anche un invito all’approfondimento: “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”. 

Vincenzo Di Noia: docente e membro INGORTP