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#17 Luchè: Dove Volano Le Aquile

È la soave voce di Elisa ad aprire “Dove Volano Le Aquile”, ultima fatica di Luchè. Il rapper napoletano, infatti, ha puntato sul talento della seconda classificata all’ultimo festival di Sanremo per trasformare in musica i suoi versi incipitari di “D10S”, brano che – come si legge dal comunicato stampa di presentazione del progetto – “è una dedica a Maradona, che ho voluto scrivere per rendere omaggio più alla persona che al calciatore”. La traccia presenta una delle produzioni più belle e particolari del disco con un sound elettronico e magico, in cui risalta la voce di Elisa che riesce a fidelizzare all’ascolto chiunque si avvicini, anche per sbaglio, al brano. Un ottimo modo quindi per aprire quello che per Luchè si preannuncia come il momento della consacrazione a livello musicale.  

“Correrò per chi senza una bandiera sfiora la vittoria

Correrò le vie di un arcobaleno che non si colora

Correrò col corpo nudo senza nomi sopra

Correrò per te, correrò per me, correrò per noi

Correrò per chi senza una bandiera sfiora la vittoria

Correrò le vie di un arcobaleno che non si colora

Correrò col corpo nudo senza nomi sopra

Correrò per te, correrò per me, correrò per noi”.

Ho imparato ad apprezzare la poetica di questo rapper in concomitanza dell’uscita del suo nuovo album e devo ammettere di esserne rimasto piacevolmente sorpreso e incuriosito dalla meticolosità con cui lavora e produce. Classe 1981, al secolo Luca Imprudente, ex membro dei “Co Sang”, Luchè sembra essere pronto al grande passo con questo album che – con il dovuto ascolto e la giusta promozione – punta ad affermarsi tra i migliori lavori dell’underground italiano. Seppur non apprezzato da subito dai molti fan del cantante, “DVLA” appare come un lavoro maturo e in linea con l’evoluzione dell’autore di brani come “Stamm fort” e “Non abbiamo età”. A detta degli addetti ai lavori, non era facile replicare il successo di “Potere” e “Malammore” (i precedenti dischi), ma – dopo questi primi giorni di streaming – la risposta sembra essere positiva in termini di numeri ed entusiasmo da parte del pubblico.

Si è definito il “Vasco Rossi del rap italiano” ma anche il “Re di Napoli che annienta la concorrenza” ma dietro queste maschere da gangster e ragazzo di strada si nasconde un uomo di 41 anni alla ricerca della propria dimensione personale e in lotta con sé stesso e la propria depressione; tema affrontato nel featuring con Marracash dal titolo “Le pietre non volano”. Il brano in questione, a mio avviso tra i migliori del disco, si struttura a partire dalla similitudine tra pietre, diamanti e rocce; che pur composte dallo stesso materiale, svolgono funzioni diverse. Le pietre rappresentano quelle persone apparentemente “normali” che credono di valere meno di quel che sono, ma che invece possono e devono ambire a scenari migliori!

Lo stesso Luchè, a tal proposito, ha dichiarato in una recente intervista: “mi piace la metafora del ritornello, che è molto astratto, però per qualche motivo arriva tanto. “Le pietre non volano” parla delle persone comuni. Io dico “le stelle, le rocce, le pietre”, più o meno sono la stessa cosa, sono solo grandezze diverse e ruoli diversi. Le pietre sono le persone comuni, che vedono il successo altrui e si sentono piccole, ma non è così. Era uno sfatare il mito del successo altrui; le persone comuni mi sembra che non contino più niente”.

Dopo quattro anni d’assenza, il rapper è tornato alla ribalta dell’hip-pop italiano con un lavoro prodotto per Sony Music dopo la polemica separazione da Universal, che Luchè ha accusato di non averlo saputo valorizzare. Quinto album per l’artista di Napoli che ha da poco annunciato anche un tour. Inoltre, oltre ed essere ormai da anni un rapper di primo piano nella scena italiana, è anche un affermato imprenditore, sia in ambito streetwear, dove sta ottenendo ottimi risultati con il suo brand ‘Black Friday’, ma anche e soprattutto a livello culinario, è infatti titolare e socio di alcuni locali a Londra e New York, nello specifico l’attività di “Bravi Ragazzi”.

Luchè non è per tutti” scrive lui stesso su Instagram in risposta alle critiche ricevute dalla frangia più estremista dei suoi fan che lo preferiva prima quando usava maggiormente il dialetto, che in questo disco è presente solo in “OVER” con Geoiler; brano che sa tanto di passaggio di testimone tra i due esponenti della scena napoletana.

Tra i brani più riusciti dei 16 presenti all’interno di Dove Volano Le Aquile, sicuramente i duetti con Madame ed Ernia, ma anche la traccia finale con Guè e Noyz Narcos dal titolo “Addio”. Spicca anche la mano di Coco, fido aiutante di Luchè, il quale collabora a tre ritornelli aggiungendo un bel tocco di cantato al lavoro di per sé già buono. Ottime le produzioni così come i testi, non tutti lo apprezzeranno ma è indubbia la capacità di scrittura del rapper napoletano; il quale si mostra al meglio delle proprie capacità e non disdegna le esigenze del mercato musicale attuale.

Poiché è in rotazione nelle mie cuffie da più di una settimana non potevo non consigliarvi l’ascolto dell’album di cui vi ho parlato in questo articolo e al contempo vi invito a guardare il documentario prodotto da ESSE MAGAZINE (e pubblicato sul loro canale YouTube) per la presentazione del disco. Se non lo avete ancora fatto, andate ad approfondire la figura di Luchè e mi raccomando: non fermatevi all’aspetto esteriore che spesso e volentieri inganna!

Chiudo con una citazione di “Tutto Di Me”, traccia numero 11:

“Oggi sì che ho chiuso col mondo

Credimi, qui nessuno è profondo, yeh

Però non vince, non vince quasi mai

C’è sempre una scusa per dirti

Che non sarai mai la persona che credi

Che questo non è il mondo che speri

Che rimarrai speciale per lei

Ma la verità è che si deve lottare per sé”.

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