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Foggia-Catanzaro, aggressione Iemmello: il punto dei nostri autori

Provo profondo disprezzo e vergogna per quanto accaduto ieri durante Foggia-Catanzaro. Non è calcio, non è sport ma è una questione culturale e civile. Civiltà che manca in questa città e che da troppo tempo si manifesta come un problema che interessa davvero a pochi. Interessa a quella parte di Foggia, la quale si trova ad essere assoggetta, per esemplificazioni varie, alla frangia predominante che continua la propria vita imperterrita e fiera di sé.

Leggo e vedo troppa leggerezza nel condannare gesti come quelli visti ieri allo Zac perché in verità non è una minoranza quella che si è resa protagonista di quello scempio bensì la maggior parte dei foggiani – presumibilmente – avrebbe agito in quella maniera. E non ditemi di no!

Non credo alla retorica di “sono solo pochi facinorosi” perché sappiamo tutti che non è così. Sappiamo tutti quanto sia rischioso anche farsi uno spritz a Piazza Mercato e finire – senza apparenti motivi – in una rissa o quanto sia facile arrivare alla violenza e alle minacce nelle discussioni quotidiane.

È una questione radicata nelle usanze di molta gente e continuiamo a fare belle figure in giro per l’Italia. Sto giudicando e non dovrei farlo ma non mi sento parte di questa mentalità, non mi identifico in questi gesti e in chi ha permesso tutto ciò. Perché non è la prima volta! E perché chi non ne parla, legittima quanto abbiamo visto come realtà dei fatti.

Sembra tutto scontato, tutto dovuto. Ma ad oggi Foggia merita questo e forse anche meno. Non si può pretendere di ballare al Gran Ballo con la tuta ginnica anziché lo smoking. Foggia è soprattutto questo e dobbiamo prenderne atto, senza nasconderci.

Fino a quando i problemi saranno relegati alla sfera del solo Foggia Calcio, non intravedo possibilità di crescita e speranza. Questo futuro mi spaventa, questa città non mi conforta.

Ignobile lo striscione.
Ignobile non poter guardare una partita di calcio ma una caccia all’uomo. Nel 2022.
Ignobile starne ancora a parlare, ma ci tocca farlo.

Gabriele Mucelli

Il triste episodio verificatosi ieri sera allo stadio Zaccheria di Foggia rappresenta l’ennesima drammatica realtà del calcio italiano. 

Abbiamo toccato il fondo. Non ci sono altre parole. Non possiamo difendere nessuno, non dobbiamo puntare il dito.

È l’ignoranza che purtroppo, in Italia, regna sovrana. 

Vi siete messi contro un ragazzo che per Foggia, ma soprattutto per i rossoneri ha dato tanto. 

È colpa nostra. Il silenzio non serve. Bisogna affrontare il problema e aprire un confronto perché il problema esiste. 

Quella di oggi resta una delle pagine più tristi della storia del calcio, uno sport che purtroppo, non per colpa sua ma per mano di qualcuno, sta cambiando di male in peggio. 

Antonio Cascavilla

Quanto accaduto ieri allo stadio Pino Zaccheria di Foggia rispecchia esattamente la nostra società. Una società che fatica ad evolvere. C’è bisogno di stravolgere tutto, di porre fine a questi scempi che da troppi anni ci contraddistinguono. Il popolo foggiano non merita queste scene raccapriccianti, questo non è il calcio che vogliamo. Abbiamo toccato il fondo. Poniamo una mano sulla coscienza, meditiamo, analizziamo e facciamo capire che il popolo foggiano è ben altro che questi beceri elementi.

Vincenzo Costantino

Già dal riscaldamento lo stadio ha fischiato Iemmello ad ogni suo tocco di palla. Dopo il suo primo gol, la sua esultanza (alquanto polemica mano portata vicino all’orecchio), ha esacerbato ancora di più gli animi, fino all’episodio del rigore quando Iemmello si è impossessato del pallone per poter battere dal dischetto. Vivarini aveva già pronti i cambi, nello specifico Vazquez, ed aveva richiamato Iemmello per la sostituzione che invece è voluto rimanere in campo. A quel punto un ragazzino, eludendo il poco efficace servizio d’ordine, è entrato sul prato ed ha tentato di schiaffeggiare la punta calabrese.

A questa sono seguite altre due invasioni, sempre solitarie e sempre da parte di giovani teppisti, di cui l’ultima dalla Curva Sud con il facinoroso che si è rivolto verso la panchina giallorossa dove Iemmello si era seduto dopo il cambio non so se per ulteriore provocazione o per paura di scendere negli spogliatoi.

Altra nota dolente, ma sempre riconducibile a bestie che non possono chiamarsi tifosi, il lancio di bottigliette ed oggetti vari dalle curve. Gli altri ottomila presenti sugli spalti hanno assistito attoniti al degradante spettacolo, mentre le tifoserie organizzate hanno continuato a cantare e ad applaudire fino all’ultimo. Dai tempi di Foggia-Pescina non si vedeva uno spettacolo simile.

Deprecabile quanto accaduto ma non riconducibile ai tifosi ma solo ad alcuni facinorosi che rappresentano la punta dell’iceberg di una città senza legge e che non a caso è agli ultimi posti delle classifiche sulla vivibilità.

Giovanni Vigilante

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