CULTURA

Dove ci eravamo lasciati

Non è mai facile scrivere qualcosa su un argomento così vicino affettivamente a molti ,tra cui il sottoscritto.
Specie se lo stesso argomento ha creato una delle spaccature più profonde da quando esistono le serie tv.
Specie se lo stesso argomento dopo circa 10 anni ritorna a sorpresa a far parlare di sé.
Signore e signori, parliamo di “How i met your mother”, e se non lo conoscete credo proprio che questo articolo non sia il posto per voi.
Tralasciando l’ironica (forse)parentesi è doveroso fare una presentazione, anche a grandi linee, per non disorientare troppo chi non è fan.
“E alla fine arriva mamma”, questa la traduzione nostrana, è un racconto in 9 stagioni ideata dalla menti di Carter Bays e Craig Thomas .
La storia parla di Ted Mosby ,un nostalgico cinquantenne padre di due figli ai quali inizia a raccontare il suo passato. Racconto lungo per l esattezza 208 episodi che avrà come protagonista il timido Ted di 25 anni prima insieme alla sua compagnia di amici alle prese con molteplici e esileranti vicessitudini . Racconto che terminerà con l’atteso incontro dell’uomo con quello che diventerà l’amore della sua vita, la famigerata anima gemella tanto desiderata. Difatti un argomento ricorrente è proprio il concetto di destino(qui rappresentato da un ombrello di colore giallo), di cui il protagonista è fortemente convinto dell’esistenza.

Credo sinceramente questa sitcom meriti una visione, in quanto può veramente regalare non solo ore di risate e di intrattenimento ,ma anche un intenso affezionamento ai vari personaggi.
A partire dal premuroso Marshall, fidanzato da sempre con la dolce Lily. Proseguendo con Barney, affascinante don giovanni, fino a Robin, la cui presenza nella serie sarà fondamentale sin dal primo episodio .

Come ogni cosa al mondo però, la perfezione non esiste neanche qua.
Nonostante le innumerevoli lodi, va menzionata obbligatoriamente una nona stagione a dir poco controversa che ha fatto discutere e non poco.
Grande colpa della serie è infatti quella di aver costruito per ciascun personaggio un percorso beh definito e coerente per poi dimenticarsi del lavoro svolto durante le ultime battute smantellandone dei tratti.
Il consiglio anche leggermente spoileroso (ma credo sia il prezzo da pagare per non conoscere questa perla) è quello di non aspettarsi un lieto fine, caratteristica apprezzabile per distinguersi da molte altre.


Il finale lascia un non indifferente senso di amaro e chissà che non sia per questo motivo che 8 anni dopo è tornato sulla bocca di molti grazie all’ uscita del seguito,”how i met your father”.
Alla nuova serie , stavolta targata Disney plus, non si può però associare l appellativo di sequel , considerato il cast totalmente inedito e non solo.
I collegamenti alla serie originale, seppur molto apprezzati, si contano sulle dita di una mano, caratteristica che ha subito sfatato la paura di un copia incolla volto a dare nuovo lustro al brand.
Vedendo la prima stagione si può dire con tranquillità che superando pregiudizi e soprattutto paragoni con la serie madre, il prodotto in sè si presenta assai godibile.
Non è certamente il caso dell’allievo che supera il maestro ( il ché dopo una sola stagione è assai prevedibile, soprattutto vedendo la notevole impronta mediatica) ma è giusto sia non giudicare un libro dalla copertina (o in questo caso dal titolo) sia riporre fiducia. Le basi ci sono.
E magari un domani, seppur adesso ciò appaia giustamente come un’ eresia, ci troveremo a parlare di come How i met your father ha influenzato la nostra generazione, esattamente come sua madre aveva influenzato la generazione prima.

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