PER APPROFONDIRE

Caro Sars ti scrivo (pt.1)

Eu estou aqui, così voglio annunciare il mio ritorno dopo mesi al mio affezionato pubblico composto da tre persone, una delle quali è il sottoscritto. Mi sono dovuto prendere qualche mese di pausa per potermi concentrare meglio sugli esami universitari che sono stati per me come un compagno di stanza al college che russa durante la notte e rompe durante il giorno.
Sperando di aver dato l’idea oggi vorrei proprio collegarmi al concetto di ritorni e di ospiti poco simpatici, dovendo però sottolineare che l’articolo in questione non parlerà di me, sebbene le proporzioni del mio ego siano ben note alle persone a me care.
Cosa vi dice ii nome Sars-Cov 2? Metto la mano sul fuoco che una domanda del genere,posta anni fa, avrebbe suscitato non pochi dubbi, essendo ancora (beati loro, o meglio dire noi nel passato, e beata ingenuità!) un argomento di nicchia ancor più della nicchia stessa.
Adesso invece tutti, o almeno le persone che non abitano in una bolla, conoscono a memoria questo nome. E rimarrà impresso nella mente e sicuramente anche nei libri scuola, quando, sperando in un futuro effettivo, questo enorme terremoto avvenuto nelle nostre vite sarà descritto in qualche riga presente in un libro di storia in un qualsiasi liceo.
Perché si, come lo vogliamo chiamare lo vogliamo chiamare, ma è stato come un terremoto, se non peggiore. Oggi la minaccia forse sta passando, ma ci tengo a rimarcare il forse avendo assistito a diverse ondate in questi due anni, avvenute proprio nel momento di maggior tranquillità(relativa ovvio) per aver sconfitto il Covid. Aver tolto le mascherine nei mezzi, cambiamento ufficializzato recentemente, è stato, almeno per me, un gran motivo di sollievo. Mi sentivo soffocare, ma non dalla mascherina in sé che anzi non provocava in me il disagio provocato in molti altri, bensì dal concetto di restrizione in sé. Mi è arrivata un’ondata , ma stavolta di libertà.
Avendo fatto la premessa che la parentesi ancora in corso è stata e rimarrà drammatica, oggi non sono qui per porre ai vostri occhi un concetto banale come “oh quanto è brutto il covid”(seppur sia importante dare voce ai giovani specie su queste tematiche, in quanto spesso la semplicità, se non confusa con superficialità, dice più di un discorso complesso), bensì per farvi riflettere: e se il bicchiere effettivamente no fosse così vuoto come giustamente ci appare? Pensateci su, io la mia ve la dico tra breve.
E giuro che stavolta non sparisco 🙂