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#6 Coez: Volare nonostante il vuoto

Vi sarà capitato sicuramente di ascoltare alla radio , anche distrattamente, “volevo dirti tante cose, ma non so da dove iniziare”, verso iniziale di “La musica non c’è”, il primo grande successo mainstream di Silvano Albanese, in arte Coez. Il rapper (poi cantautore, anche se poi i rapper sono anche loro cantautori) di Nocera Inferiore ma figlio di Roma che da quel pezzo del 2017, non si è più fermato, riuscendo ad ottenere soddisfazioni su soddisfazioni. Ricordo come fosse ieri, quando durante i miei primi anni di liceo, mettevo come sottofondo i suoi brani per accompagnare gli estenuanti pomeriggi alle prese con le equazioni e le disequazioni algebriche…e mentre mi disperavo perché non mi riusciva niente, Coez era lì e suonava niente male con un album dal titolo abbastanza evocativo: “Faccio un casino”. Quelle canzoni mi rappresentavano non poco perché io di casini ne facevo molti. In quel disco è contenuto anche un brano stupendo, che il cantante romano ha dedicato a sua mamma: una poesia in musica per esprimerle la gratitudine per essere stata per lui entrambi i genitori. La canzone inizia così “Questa va per te che hai lottato per me/ C’è chi ha due genitori, ma tu vali per tre /Per tutte le volte che ho perso la calma/ Tu m’hai dato un’arma, e yo mamma” e poi sono lacrime. I miei pomeriggi si consumavano tra il voler fare l’anticonformista a tutti costi, messaggi a ragazze con cui non avrei mai avuto speranze e gli immancabili occhiali da sole che come mi consigliava Coez “non ti scordare mai…

Maledetto Silvano!

Succede però che Coez cresce e io anche. Lui ottiene sempre più successo dopo “Faccio un casino”, nonostante non sia più un ragazzino ma un cantante ormai maturo e in grado di fare scelte giuste e ragionate. Mentre io sono un povero disgraziato che continua a fare casini e se non ci sono, se li crea di proposito poiché continua ad agire d’istinto. Il “secondo Coez” lo associo al terzo anno di scuola superiore, sono a Roma nella sua città in gita scolastica e la Capitale è tappezzata di manifesti che annunciano il suo nuovo progetto in uscita da lì a poco; si intitola “È sempre bello”, anticipato proprio dall’omonimo brano che sembra voler proseguire – come con un filo conduttore – il discorso incominciato con “La musica non c’è” nel precedente lavoro discografico. Potrei parlarvi del suo rapporto con Niccolò Contessa de “I cani” o di come questo album abbia segnato un cambiamento nel mercato pop italiano, ma mi limito a continuare il parallelismo con la sua e la mia di storia. Perché mentre Coez fa conquiste tra le ragazze, io rimango ancorato alle mie incertezze e le sue canzoni sono un modo per leccarmi le ferite. Anche qui ci sono pezzi davvero molto forti, seppur io sia più affascinato dall’album precedente. Ma una frase come “amare te è facile come odiare la polizia” (ne “La tua canzone”), lungi da me entrare nel merito dell’affermazione, rappresenta uno spaccato di vita comune a tutti, raccontato con totale sincerità ed estrema sfacciataggine.

Che sia benedetto Silvano!

Da una ragazza che mangia un hamburger in copertina al bel faccione di “Silvano nazionale” per annunciare VOLARE, titolo del suo ultimo album. Il progetto propone un ulteriore cambiamento nella carriera del cantautore che questa volta dice di aver trovato uno stile tutto suo e non più un insieme di contaminazioni. I testi d’amore non mancano, torna anche un po’ il rap ma non quello crudo e soprattutto il disco è ben assortito al suo interno dal canto delle sue tredici tracce che potremmo definire in stile urban. L’album è stato preannunciato da un freestyle che Coez ha pubblicato sul suo canale Instagram ed è un po’ la sinossi di quello che si può ascoltare dal disco intero. Anche qui il cantante se la cava con una trovata ironica delle sue per spiegare la conclamata dimensione artistica raggiunta: “volare è un fan che mi chiede un cinque senza foto”. Che altro dire: album da ascoltare senza pretese. Lavoro riuscito bene con due o tre tracce destinate a rimanere nei prossimi anni. In radio “Come nelle canzoni” continua ad essere uno dei pezzi più riprodotti poiché prosegue la scia di cui vi parlavo prima, riguardo al discorso della canzone d’amore, che dice di aver portato a conclusione. Inoltre, non perdetevi assolutamente pezzi come “Faccia da rapina” e “Occhi rossi”; che in un certo qual senso anticipano lo stile che il cantante vorrà coltivare da qui ai prossimi dischi. E se il titolo è un chiaro riferimento a Domenico Modugno e al suo “Nel blu dipinto di blu”, nell’album c’è spazio anche per un omaggio al grande Rino Gaetano in “Fra le nuvole”; pezzo che si articola sulla base originale di “Mio fratello è figlio unico” e che ne riprende le sonorità originali.

I miei pomeriggi da matricola universitaria si disperdono tra appunti presi e altri persi. Esami da programmare, caffè da bere e giornate che vanno via con tutta fretta. Ma perchè sono di nuovo in mezzo a tutto ‘sto casino? Coez è ancora lì e continua a suonare, in maniera diversa ma è sempre con me e mi parla in modo spassionato con il suo marchio di fabbrica: quella “cazzoneria” made in Roma, che vorrei tanto avere. Le mie lunghe camminate per la città si colorano di suoni e parole positive rispetto al passato perché noi tutti abbiamo voglia di volare perché “è inteso come staccarsi da terra ma non solo, è pretendere di più e che cazzo”.

Benedetto o maledetto che sia, Silvano “te vojo bene“…

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